Giordano Bruno: magia e scienza

Giordano Bruno rogo

Hilary Gatti, Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2001.

Magia e scienza in Giordano Bruno

< I Per Giordano Bruno una costante dell’animo umano è l’esigenza di affermare l’autorità dell’intelletto individuale. Nel corso della storia, momenti di libertà culturale si sono alternati a momenti di sottomissione, a tracciare quasi gli estremi di questa “polemos” fra autorità ed emancipazione.
Qui si inseriscono i travagli dei filosofi e scienziati che continuano a portare avanti la loro causa, a costo del rifiuto, dell’emarginazione sociale e della vita stessa. Il filosofo di Nola non è da meno.

La sua vita è caratterizzata da una incessante maratona a sostegno della libertà di pensiero e di speculazione, in quel momento ad appannaggio esclusivo dei teologi, in cui riflessione filosofica, scienza e affrancamento intellettuale procedono di pari passo, uniti in uno stesso processo culturale.

La figura del Nolano, quindi, ci può aiutare a capire la differenza, nell’ambito del mondo secentesco, fra due diversi modi di fare scienza e, soprattutto, quali siano le basi del rapporto fra magia e scienza nella cultura rinascimentale.

< I > L’immagine di Giordano Bruno più affascinante è quella ereditata dal lavoro di Frances Yeats per cui l’attività di filosofo ben si accostava con gli studi riguardanti magia, cabala, astrologia, arte della memoria e Raimondo Lullo. Ma ciò non basta. Bruno può anche essere considerato, come afferma Hilary Gatti, un “filosofo della scienza”, un filosofo della natura per cui il termine “scientia” equivale ancora a conoscenza in genere. Bruno non fu scienziato (nel senso contemporaneo del termine), non si occupò di ricerca empirica astronomica: la riscoperta dell’atomismo democriteo infatti fu solo di carattere teorico-intellettuale.

La scientia di Bruno equivale a un ragionamento logico-filosofico, caratterizzata dalla visualizzazione per immagini e simboli, più che a un processo osservativo-sperimentale. Quest’aspetto è confermato anche dalla sua diffidenza nei confronti della matematica contemporanea, a cui opponeva il simbolismo numerico di stampo pitagorico che, assieme alla geometria euclidea, tentavano di dare un significato alle trasformazioni della materia nello spazio.

Bruno e la mnemotecnica

< I Bruno, quindi, fu osservatore e artefice del mutamento scientifico cinque-secentesco, a cui aggiunse la consapevolezza che una nuova scienza, non basata sulla logica e sulle categorie aristoteliche, richiedeva nuovi procedimenti, nuove forme di linguaggio e comunicazione: Bruno propose una logica basata su figure e immagini, a cui si lega la sua teoria mnemotecnica. Proprio in questo campo la figura del filosofo Nolano appare più “contemporaneo”, affrontando temi e argomenti vicini alla meccanica quantistica e alla relatività. Al giorno d’oggi, infatti, una logica iconica per immagini non sembra essere un’idea troppo distante dall’interfaccia informatica basata sui simboli. Proprio come Einstein, Bruno affermava che la mente umana non può arrivare alla conoscenza esatta, bensì a una approssimazione sempre più vicina alla realtà. La distanza di Bruno dai suoi contemporanei è ora ben evidenziata: a un universo di tipo rigorosamente matematico-meccanicistico, contrapponeva un universo probabilistico.

< I Bruno però fu anche figlio del proprio tempo, in quanto ancorato a posizioni elitarie per quanto riguarda la cultura e la diffusione della stessa. L’ambiente culturale era infatti ancora quello dominato dalla segretezza, in parte dipendente dagli influssi ermetici, in parte a causa della censura cattolica. Il saldo legame fra Bruno e i Pitagorici può essere visto anche sotto questo aspetto, oltre al fatto che, attraverso la filosofia della scuola del filosofo di Samo, poteva continuare a credere nell’immortalità dell’anima disarticolandosi dalla teologia cristiana. Le basi pitagoriche, inoltre, garantivano una riconciliazione di una purezza presocratica con l’avanzamento delle conoscenze scientifiche contemporanee, creando una alternativa alla morale e religione tradizionale.

La strada tracciata da Giordano Bruno verso una nuova scienza, aveva dunque come capisaldi sia la filosofia pitagorica sia l’eliocentrismo copernicano, ai quali si aggiunsero altri aspetti come l’universo infinito, l’infinità dei mondi e il magnetismo di William Gilbert.

L’universo in-finito

< I Alla base di tutto però c’è la consapevolezza di un unione anima/materia come principio costitutivo di tutti i corpi di tutti gli universi e una ipotesi di teoria atomistica che sta alla base della speculazione cosmologica. Tutto è retto da un principio metafisico, non teologico: il “totalmente infinito” che regge l’universo per ordine e unità. L’eliocentrismo copernicano inoltre viene assimilato e ampliato. Infatti, a differenza dell’astronomo polacco che pensava ancora ad un universo costituito da sfere solide e soprattutto finito, Bruno ribalta tale concezione sovvertendo in questo modo l’intero assetto del mondo, fisico ed etico. Esistono allora tante terre simili alla nostra e tanti soli che si differenziano solo per minore o maggiore calore, idea vicina alla teoria termodinamica di Bernardino Telesio per cui caldo/freddo rappresentano la dicotomia di base dell’universo.

< I > L’approccio cosmologico, inoltre, non è di tipo matematico, bensì di carattere biologico-animistico fondato sull’idea di un universo animato da un processo vitale dinamico in continuo mutamento e su una sostanza di base, indifferenziata, che compone tutti i corpi, senza alcuna differenza fra enti lunari e sub-lunari. Il copernicanesimo di Bruno è quindi funzionale alle proprie necessità filosofiche, rendendo il sole fonte e forza vitale della terra e dei suoi moti.

L’infinità dei mondi e dell’universo invece, secondo il Nolano, rendeva il giusto tributo all’intelligenza divina, che governa l’ordine di tutte le cose uniformemente divinizzate. Nella filosofia di Bruno non sono presenti i concetti di vuoto e casualità; lo spazio è costituito da un numero infinito di atomi invisibili e dall’etere, sostanza materiale che funge da collante fra tutte le cose.

Conosciuto e non conosciuto

< I L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, quindi, non possono essere conosciuti. I soli strumenti in mano all’uomo per giungere alla conoscenza sono la matematica, quella di stampo pitagorico filosofica-mistica, che fornisce il supporto alla fisica degli atomi, visti come espressioni minime e come sfere infinitesimali, e la scienza per immagini. In poche parole: la possibilità di formare dei sistemi di riferimento simbolici sulla base di lettere anziché di numeri. La crisi provocata dalla rivoluzione cosmologica copernicana aveva portato alla dissoluzione della tradizionale e assai ben radicata rappresentazione visiva di unità e armonia globale che, di conseguenza, non si conciliavano con un universo infinito.

Quest’ultimo aveva bisogno di nuove immagini auto rappresentative. Celebrando il primato dell’immagine come strumenti logici di rappresentazione visiva, Giordano Bruno portava l’arte della memoria, finalizzata a imporre un ordine nella mente, alla massima espressione. Questa forma d’arte la colloca su un piano superiore rispetto alla matematica, troppo astratta per fornire un’idea concreta della realtà.

< I La logica per immagini è quindi un tentativo di studiare la mente per interpretare l’universo: tenendo ben presente il problema dell’autoreferenzialità. Per capire l’universo, infatti, bisogna essere coscienti che la mente umana, limitata biologicamente, ci può dare un’idea non solo parziale, ma anche necessariamente dipendente dalle proprie caratteristiche fisiche.

In conclusione, l’idea di riforma morale e spirituale, oltre che intellettuale, viene a identificarsi con l’indagine sistematica del mondo naturale. Un indagine condotta in prima persona e non sottoposta a un qualsiasi dogma precostituito, sempre consapevole che l’uomo, in cui mente e corpo sono intrinsecabilmente coincidenti, è parte integrante dell’universo in cui vive.

 

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