Walden, tante cose

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Walden, come stato mentale

A un certo punto della vita ciascuno di noi si imbatte, volutamente o meno, apparentemente a caso o a forza, in qualcosa che ci coglie nel profondo e che possiede la forza di destabilizzare le nostre certezze: istanze, idee ed esperienze che rimangono appiccicate addosso indelebilmente. Quasi un marchio che fonde in sé tutti i connotati del sogno da raggiungere, dell’aspirazione a cui tendere e dell’ideale di vita con cui prima o poi si deve fare i conti: un’unità di misura delle proprie scelte. Un tarlo che si insinua sotterraneo dentro di noi, in maniera molto simile all’Idea che Dominic “Dom” Cobb innesta nelle sue vittime nel film di Christopher Nolan “Inception“.

< INel mio caso si tratta di “Walden, ovvero Vita nei Boschi” di Henry David Thoreau.

Tutto inizia durante un imprecisato giorno dei primi anni ’00 quando in televisione viene trasmesso il film “L’attimo Fuggente” di Peter Weir, con tutto il suo carico di malinconia e poesia e con l’iconica scena (una delle tantissime) in cui uno dei protagonisti, Neil Perry, introducendo ufficialmente la neonata Setta dei Poeti Estinti, parafrasa proprio un passo del libro più famoso di Thoreau, tratto dal capitolo “Dove vivevo e per cosa vivevo“.

I went to the woods because I wished to live deliberately, to front only the essential facts of life… and not, when I came to die, discover that I had not lived.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita… e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi

È l’inizio di una lunga storia di perseveranza e curiosità, che tuttora procede flirtando fra le pagine delle diverse edizioni italiane e straniere e non solo. Anche attraverso tutto il materiale che nel corso del tempo è stato inglobato, rimasticato e digerito dalla cultura pop contemporanea: da Into the wild e Christopher McCandless a The Society, la serie Netflix. Tutte situazioni dove l’opera di Thoreau si ritrova citata e ricontestualizzata.


Ma chi è Henry David Thoreau?

< I > Nasce nel 1817 a Concord, Massachusetts, da modesta famiglia (il Padre possedeva una fabbrica di matite) che riesce comunque a garantigli gli studi ad Harvard, salvo poi decidere di non intraprendere percorsi ne giuridici, ne medici, ne religiosi. Allo stesso tempo abbandona anche la carriera di insegnante presso una scuola di Concord in quanto contrario alle punizioni corporali.
Conosce Ralph Waldo Emerson, caposcuola del trascendentalismo, movimento poetico e filosofico nordamericano della prima metà del XIX secolo sorto in contrapposizione all’ortodossia della Chiesa unitariana, di cui è amico, ma non seguace. Inoltre, proprio dal maestro filosofo, dopo essere stato precettore dei nipoti, ottiene un piccolo appezzamento di terreno in prossimità dal lago Walden, poco distante, dove nel 1845 ha il permesso di costruire un piccolo rifugio sulle rive dello specchio d’acqua e qui vivere nei successivi due anni.

< I > La filosofia trascendentalista si fonda sul riconoscimento della realtà trascendentale come unica realtà e sul ruolo centrale della Natura. Emerson, nel suo libro-manifesto “Nature” (1836) assegnava alla Natura quattro funzioni: pratica, estetica, linguistica e spirituale.

Sulle sponde del lago, isolato ma non troppo, il suo pensiero riformista ha modo di scaturire secondo le proprie inclinazioni, da un impeto individuale e non collettivo; da uno stile di vita consapevole e basato sull’essenzialità che possa consentire di lavorare in autonomia e indipendenza, quanta più possibile, governando le proprie emozioni e la propria intimità e facendo di se stesso la propria guida morale. Ovvero, vivere attraverso uno stato mentale e fisico che conduca verso il vero progresso umano, quello più interiore.

Tuto questo, in aperto contrasto con quanto l’etica puritana e il nascente capitalismo di metà Ottocento cercano di instillare nei suoi concittadini, cristiani devoti a Dio e al lavoro, inteso come misura del successo individuale, economico e sociale.

< I > La disobbedienza civile è il mezzo attraverso il quale il cittadino è invitato a contestare un governo reo di promulgare leggi ipocrite o palesemente ingiuste.

Opporsi pacificamente a leggi immorali e ingiuste è il dovere di ogni cittadino risoluto e consapevole. Infatti, il 24 o il 25 luglio 1846 a Thoreau viene intimato di pagare anni di imposte arretrate: in seguito al suo rifiuto, viene imprigionato. La ragione del suo gesto, presto detto, è la non intenzione di sostenere il governo dell’allora presidente James K. Polk, in quanto sostenitore sia della schiavitù che della guerra messicano-americana (1846-48). Passa una sola notte in prigione in quanto già il giorno successivo una sua zia azzera il debito con lo stato nonostante lui fosse contrario.

Tornato nella capanna, Thoreau scrive anche “Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack“, resoconto di un’escursione nelle White Mountains fatta con il fratello John nel 1839. Finita l’esperienza a Walden, tra il 1847 e il 1848 Thoreau vive nuovamente a casa di Emerson, poi si trasferisce di nuovo nella casa dei genitori. Negli ultimi dieci anni della sua vita si appassiona di storia naturale e botanica, viaggia molto, tiene lezioni in giro per gli Stati Uniti e pubblica articoli e saggi. Muore nel 1862 per l’aggravarsi della tubercolosi, contratta già molto tempo prima.


Le opere maggiori di Henry David Thoreau
  • Disobbedienza Civile, (1849). Tit. orig. “Civil disobedience“.
  • Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack, (1849). Tit orig. “A Week on the Concord and Merrimack Rivers“.
  • Walden ovvero Vita nei boschi, (1854). Tit. orig. “Walden; or Life in the woods“.
  • Apologia per John Brown, (1859). Tit. orig. “A Plea for Captain John Brown“.
  • Journal (1837/1861) – Opera in 14 volumi. Originariamente sono 39 taccuini redatti nell’arco di 24 anni.
  • Camminare (1863) – Pubblicato postumo. Tit orig “Walking; or The wild“.
libri Thoreau

Walden, da luogo geografico a libro

Walden Pond è un lago nel Massachusetts, contea di Middlesex, a pochi chilometri da Boston e da Concord, cittadina dove nacque e morì Thoreau. Con i suoi ventisei ettari di estensione non raggiunge le dimensioni dei laghi delle riserve vicine, quella di Quabbin e quella di Wachusett per esempio, ma il lascito dato dal filosofo eremita lo ha reso ben più famoso. Nel libro “Walden“vengono descritti i numerosi lucci che nuotano nel lago, le minuziosi varianti di sfumature del ghiaccio e i dettagli di una sanguinosa battaglia fra formiche rosse e nere; alla pari dei comportamenti dei gufi striati, dei colombi artici, delle pernici, dei fringuelli e delle capinere, degli scoiattoli rossi, delle lepri e delle oche che popolano i boschi che lambiscono le sue rive e che spesso fanno visita, avvicinandosi curiosi, proprio al rifugio di Thoreau. Querce, Sicomori, Noci, Ontani e non solo, ma anche glicini tuberosi ed altre specie di piante compongono la ricca popolazione vegetale del territorio, offrendo riparo dal vento e carburante per il corpo e per l’anima.

< I > Thoreu, aderendo all’insegnamento di Epicuro secoli prima riassume la volontà di uno stile di vita ritirato in due semplici parole “Lathe Bios” (Vivi Appartato), rende propria questa massima mettendone in pratica il messaggio sotteso. Vivere appartato non significa vivere nascosto da tutti in un luogo remoto del mondo, bensì in un luogo protetto, appena distante per sentirlo fluire senza farsi travolgere dalla parte più rumorosa e distruttiva. Si può fare ciò riducendo al minimo i bisogni e semplificando lo stile di vita per intraprendere la vera strada verso la felicità.

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” è un film del regista sudcoreano Kim Ki-duk del 2003, ambientato in un eremo buddhista al centro di un lago in una foresta incontaminata, che racconta la vita di un monaco buddhista attraverso le stagioni della propria vita. Il personaggio compie una graduale accettazione dello scorrere del tempo e del rinnovarsi del tempo umano e naturale.
Le vicenda umana affrontata da Thoreau in “Walden” ripercorre similmente questa dinamica prefigurandone, allo stesso modo, una sorta di doppia rinascita. Il bienno 1845-1847 che trascorre in semi-isolamento, alimentando con la solitudine (benché relativa) e il lavoro manuale sia la morale che l’onore e preservando le facoltà poetiche attraverso l’astensione e la sobrietà, può essere intepretato come un’allontanamento dalla società (prima primavera di rinascita in essere poetico consapevole), salvo poi ritornare al vivere comune con una maggiore coscienza civile e filosofica alla fine del suo percorso (seconda primavera rinascita come essere civile consapevole). Il tutto paralallelamente con il trascorrere dell’anno e il ricorrere ciclico delle stagioni, finché dentro di sé non sente lo stesso tipo di impulso che lo ha spinto qualche anno addietro a intrapredendere questo tipo di esperienza. Thorau lascia Walden in quanto sente che ha altre vite da vivere e soprattutto da sperimentare, continuando a lottare contro la banalità del senso comune e ai limiti sociali imposti contro la “stravaganza”.

La vita è un esperimento che in gran parte non ho ancora tentato.

Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi

< I > In totale, l’esperienza dura due anni, due mesi e due giorni: dal 4 luglio 1845 (data simbolica in quanto rimanda al Giorno dell’Indipendenza) fino al 6 settembre del 1847.

In una delle sue molteplici digressioni filosofiche/scientifiche Thoreau si fa ad un certo punto del libro anche misuratore del lago, ricavandone con un sorprendente parallelismo anche un sistema di misurazione dell’anima dell’uomo. Dopo aver impiegato il proprio tempo analizzando la morfologia dello specchio d’acqua, infatti, utilizza lo stesso universo semantico per proporre uno terminologia (profondità, dimensioni, secche, insenature) che può definire un lago tanto quanto un essere umano. Osservare il lago significa di fatto osservare se stessi.
Walden è quindi molto più di un lago, è un organismo vivente che si plasma con l’ambiente circostante quasi avesse una propria personalità e “umanità”. Al contempo, da questo punto di vista, il libro può essere letto anche come un “trattato scientifico-morale”, un indagine a pieno campo sull’uomo e sulla natura che Thoreau compie utilizzando gli strumenti della tecnica e della filosofia.

< I > In realtà le vicende narrate in “Walden” ripercorrono solo il primo anno che Thoreau ha passato nei boschi. Al secondo anno è dedicato meno di una riga ed è descritto come “simile a quello passato”. Thoreau lascia Walden il 6 settembre 1847. Solo allora si mette a scrivere e a racimolare i pensieri che finiscono sulle pagine del suo libro più famoso.


Walden, un videogioco

Nel 2016, un team di sviluppo americano USC Game Innovation Lab specializzato in esperienze videoludiche educative pubblica “Walden, a game“.

Il gioco “Walden”, più riflessivo che strategico e con un arco narrativo ovviamente basato sul libro omonimo, è un’avventura tanto del corpo quanto della mente dell’uomo, contrapposti alla natura, ora amica ora nemica, e alle peculiari sfide che ogni stagione dell’anno presenta per la sopravvivenza, con diverse soluzioni e differenti possibilità di ispirazione.

La narrativa esplorativa del gioco è basata proprio sull’esperienza e sulla simulazione della vita del filosofo americano durante la sua permanenza sulle rive del lago. Il gioco infatti inizia nell’estate del 1845 quando Thoreau si trasferisce e qui si costruisce la sua capanna dove vive per due anni. I giocatori seguono le sue tracce, sopravvivendo nei boschi adiacenti al lago e trovando cibo, carburante e mantenendo saldo il riparo, sempre immersi nella bellezza dei boschi e delle acque circostanti.

Qui potete scaricare il “Curriculum guide” del gioco in formato .pdf



Walden, un fumetto

Il fumetto, pubblicato in italia da Lindau, più che sull’esperienza di Thoreau presso le rive del lago Walden si concentra sull’aspetto biografico dell’autore, abbracciando aspetti differenti della sua vita e concentrandosi maggiormente sull’aspetto civile delle sue battaglie. Partendo dall’esperienza solitaria fino ada arrivare al sostegno a favore di John Brown, attivista per la lotta contro lo schiavismo, dedito alla causa della Ferrovia Sotterranea (l’Underground Railroad ovvero la rete informale di itinerari segreti e luoghi sicuri che gli schiavi utilizzavano per rifugiarsi e tentare di fuggire in Canada o in altri stati liberi) che credeva e sosteneva l’insurrezione armata come l’unico modo per rovesciare la schiavitù negli Stati Uniti d’America.

< I > Thoreau. Una vita disobbediente (Lindau, 2019). Tit. orig. “Thoreau. La vie sublime. (Édition Le Lombard, 2012). Sceneggiatura e colori M. Le Roy | Disegni A. Dan

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Essere un filosofo non significa semplicemente formulare pensieri profondi e neanche fondare una scuola, bensì amare la saggezza abbastanza da condurre una vita conforme ai propri precetti.

Henry David Thoreau, Journal

Walden, tante cose

Walden ovvero Vita nei Boschi è tante cose, un lago, uno stato dell’anima, un libro, un resoconto di un’esperienza unica, un’ideale di vita (benché non priva di apparenti contraddizioni interne alla scelta stessa), un saggio profetico.

Al giorno d’oggi l’esempio di Thoreau rappresenta ancora un percorso verso la scoperta di sé attraverso un ritorno alla semplicità e all’autenticità dell’esperienza, non citate semplicemente come parole chiave o hashtag sui social network, ma come vissute in prima persona, pur con una buona dose di compromesso, e frutto di una deliberata, consapevole e mirata azione di disobbedienza. Un esempio di vita la cui ricchezza viene misurata sulla base dei pensieri e delle azioni.

Non bisogna mai dimenticare che il costo di qualsiasi cosa corrisponde alla quantità di vita data in cambio per ottenerla che sia nell’immediato o nel lungo termine

Henry David Thoreau, Journal, Dec 1845

Thoreau al giorno d’oggi appare come uno scrittore sempre pronto per la citazione ma allo stesso tempo difficilmente riassumibile in un aforisma secco e salace nel suo complesso. Dallo stile torrenziale, difficilmente incasellabile e catalogabile, apparentemente contradditorio soprattutto per il volume di scritti lasciato, Thoreau soffre della stessa “malattia” universalizzante che colpisce, per citare un esempio vicino a noi, un Leonardo da Vinci: eccentrico genio dalle mille sfaccettature, studioso e colto lettore, divulgatore, poeta e botanico, eremita e classicista, naturalista e viaggiatore. Ma anche sperimentatore. Un artista allo stesso tempo nel senso rinascimentale e romantico del termine. Artefice e filosofo: un filosofo della natura.

< I > Tutto ciò che Thoreau ha fatto e lasciato, tuttavia, è comprensibile solo mantenendosi all’interno del suo personale percorso verso l’auto-perfezionamento ascetico, compiuto attraverso la sacralità di ogni suo sforzo, mentale e fisico. Pensieri, azioni e parole, infatti, fanno di lui un uomo di natura e di cultura. Intese come pulsioni complementari e non dicotomiche.

 

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